Case chiuse

Case chiuse

ovvero della violenza celata

Autrice: Antigone

Eccomi qui!

ovvero della violenza celata

ovvero della violenza celata

In questo tempo sospeso ho scritto moltissimo, più che altro preso appunti su appunti con l’idea di scrivere qualcosa sulla nascita o rinascita di un nuovo modo di far teatro e rappresentare. Di fatto ho prodotto anche cose interessanti, a mio avviso, ma c’era qualcosa che mi tormentava quasi una voce interiore che mi diceva di raccontare di quanto stava succedendo o poteva succedere alle donne all’interno di quelle case chiuse per decreti e ordinanze. Non ho nessuna voglia di commentare la fase epidemica che stiamo vivendo,  se ne sono sentite di ogni, commenti idioti e pareri dei più vari, ho preso atto della situazione e so che a ben procedere, con un tempo congruo le cose, come sempre è stato, si assesteranno.

Io mi occupo di teatro e su questo mi sono concentrata, ancor più in questo limbo che lo ha avvolto, come la cultura tutta. In poche parole ho sentito l’urgenza di raccontare quello che avveniva all’interno delle case, dove tante donne si trovavano in balia dei loro orchi e seviziatori, mariti, fratelli, ma anche madri e padri e…

Chi mi segue da tempo sa che è un mio chiodo fisso arrivare ad una scrittura scenica autenticamente al femminile che sappia dar voce e non solo riportare. Sappiamo molto bene che il fenomeno della violenza sulle donne è non solo trascurato dalla politica, ma addirittura omesso dagli interessi legislativi e questo anche da parte delle donne che siedono in parlamento.

Ho riflettuto molto su come approcciarmi al tema attraverso una possibile scrittura scenica,  di certo avevo chiaro quanto orrore potevano provare tante donne costrette a vivere, senza possibilità di uscita dalle case dove i propri aguzzini avevano una prateria infinita per infliggere loro ogni sorta di violenza fisica e psicologica od entrambe.

Che possibilità avevano di fuggire, comunicare il loro terrore o far giungere una richiesta di aiuto in una tale situazione?

Mi sono trovata a riflettere su questo isolamento o quarantena che ha sicuramente lo scopo di contenere i contagi dell’epidemia incombente, come è sempre stato, ma che nel suo ciclo genera anche infiniti disagi, dolori e addirittura innumerevoli decessi, ma sciaguratamente anche altre morti non causate dal virus. Quante di quelle donne chiuse in case che considero chiuse, ne più ne meno di quegli obbrobri chiamati un tempo bordelli o appunto case chiuse (che qualche maschio sciovinista e fascista ha addirittura proposto di riaprire come proprio programma politico) subiranno violenza, quante finiranno assassinate, di quante ne avremo notizia?

Sono certa che la paura e le modalità spesso assurde che accompagneranno la ripresa verso una seppur diversa normalità oscureranno la maggior parte delle tragedie che in questi giorni e mesi avvengono o sono avvenute nel segreto delle case chiuse.

Ecco che ho preso una decisione, di fatto un impegno con me stessa e per le mie sorelle. Scrivere un testo per il teatro.

Eccomi a raccogliere gli appunti e le riflessioni di questi mesi e quanto ho appuntato negli anni passati. Ve ne darò conto al più presto, come quanto prima mi immagino il testo in scena.

 

 


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