Non abita più qui!

Non abita più qui!

racconto di quella sera in cui un amico…

Autore: Mattia S. Brandani

disse a mezza voce: « Non abita più qui»

disse a mezza voce:
« Non abita più qui»

Torno a scrivere sul blog in questi giorni di forzata vita casalinga, dopo che il viaggiare,  mia massima aspirazione, coltivata da sempre è precluso. Ad onor del vero dopo i primi momenti di quasi smarrimento ho ripreso confidenza con la mia casa da parecchio tempo lasciata sola. Ho valorizzato il suo essere molto spaziosa e circondata da un giardino davvero bello, che però ho trovato oltremodo abbandonato, ecco allora che oltre a scrivere tante nuove storie e articoli per il blog il curarlo mi terrà impegnato, mi sono ripromesso di riportarlo all’antico splendore,  so che ci riuscirò.

Veniamo ora al blog con il mio primo contributo dopo qualche tempo di assenza, la prima cosa che ho  fatto è stata quella di sentire un caro amico che alcuni anni orsono mi chiese di collaborare con questo fantastico strumento culturale che è Teatrocondiviso. Abbiamo parlato per una infinità di tempo via skype, ed ho visionato le innumerevoli foto e i video degli spettacoli che nel tempo della mia assenza ha portato in scena,  tra le tante cose che ci siamo detti mi ha colpito un suo racconto che ho deciso di condividere con voi, dopo il suo benestare. Mi è sembrato un buon modo per riprendere a scrivere anche perché mi ha davvero colpito il modo in cui mi è stato raccontato, per parte mia l’ho elaborato come l’incipit di una possibile scrittura scenica che magari potrà anche andare a compimento. Eccolo. I commenti a dopo.

Non abita più qui.
Ormai il teatro era vuoto, attori e pubblico dopo gli applausi e molti, gli interminabili saluti, complimenti e abbracci si era trovato solo nel quasi buio. Non aveva ceduto alla richiesta dei compagni di scena di andare assieme a cena, una consuetudine che non aveva mai amato. Le insistenze dei compagni non avevano sortito nulla, così dopo varie insistenze e con la rassicurazione che tutto andava bene lo salutarono per avviarsi a celebrare il rito.

A dire il vero solo trovatosi solo realizzo che non aveva davvero voglia di unirsi agli altri per la cena del dopo spettacolo. Aveva le chiavi di quel piccolo teatro e poteva rimanerci sin quanto voleva e così fece.

Si sedette sul parterre che fungeva da palcoscenico, chiuse un attimo gli occhi, li riaprì e si trovò a fissare la gradinata, in cui poco prima era accomodato il folto pubblico, avvolta nella quasi penombra, le sedie proiettavano strane ombre allungate. Cercò di liberare la mente dopo aver preso coscienza che quel suo nuovo lavoro testé presentato in prima assoluta era andato davvero molto bene, ma c’era qualcosa gli impediva d’essere completamente soddisfatto.

Non si sforzò di approfondire quella sua sensazione, cercò invece di estraniarsi il più possibile.

Senza rendersene conto si sentì come trasportato in un altro luogo ed un’ infinità di pensieri, ricordi ed immagini si affacciarono alla sua mente, guardandosi intorno tutto pareva mutare velocissimo, ripercorse gli eventi che avevano portato a quei giorni e a quel momento, si trovo ad analizzare le azioni fatte e le persone alle quali si era associato, cosa che non era nelle sue abitudini, per dar corpo a quel suo progetto. Vedeva tutto chiaro ora in particolare alla luce dei comportamenti che alcuni compagni di viaggio avevano tenuto quelle sere, ripercorrendo i trascorsi della vigilia della messa in scena si trovò ad individuare le tante volte che si era trovato in simili situazioni, sorvolandole però per via della bramosia dell’atto finale  a cui si tende nel teatro.

Fissando un punto indefinito oltre la gradinata ebbe netta la certezza che da quella sera tutto sarebbe cambiato, ogni nuova azione, ogni intrapresa avrebbero aperto a nuovi scenari.

C’è sempre un momento in cui si avverte che la nostra vita volge ad un cambiamento, il sapere che avverrà ma il non averne ancora la piena consapevolezza del come apre all’inquietudine, fu proprio questa che si impadronì dell’intero suo essere.

Il respiro si fece insolitamente ritmico tanto che era difficile dominarlo; si concentrò su di esso inspirò profondamente e molto lentamente, quasi un esercizio di prana yoga, per poi espirare con altrettanta lentezza, a quel punto avvertì d’essere in una condizione di immobilità assoluta, lo sguardo ora era fisso oltre se stesso come se guardando verso l’esterno osservasse se stesso immobile osservare un punto indefinito ed oltremodo lontano.

Passarono alcuni interminabili minuti, poi con estrema lentezza si alzò, si guardò attorno chiuse le poche luci ancora accese, guardò in giro per assicurarsi che tutto fosse a posto chiuse la porta del teatro dietro di se ed uscì in strada e prese ad avviarsi a piedi verso casa, ebbe chiara la percezione  di quanto sarebbe stato diverso il futuro e dei momenti difficili che si sarebbero prospettati.

Ebbe chiara altresì la certezza che dopo momenti davvero perigliosi tante opportunità si sarebbero presentate. Poi prima di abbandonare i pensieri e concentrarsi solo sul camminare disse a mezza voce:
« Non abita più qui»
Ciò detto affrettò il passo ed un leggero sorriso inarcò le sue labbra.

Ecco il narrazione che ho elaborato a seguito di quel racconto, mi è parso interessante perché vi ho visto quasi l’aspettarsi i giorni che oggi viviamo, ma anche la nuova rinascita che dal comprendere i propri sbagli arriva assieme ad una nuova e maggiore consapevolezza ed il tutto è scaturito ancora una volta dal teatro e dalla cultura che ancor più del sistema sanguigno è linfa vitale per l’essere umano.

Altri progetti e tanti sono in cantiere qui a Teatrocondiviso e ve ne daremo puntualmente informazione. Ora vado a pubblicare e poi torno alla cura del mio giardino pensando al prossimo articolo, tante sono le idee, mi confronterò con gli altri collaboratori e in tal modo saremo sempre vicini.

Attendo vostre osservazioni e a presto.

 

 


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