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E se quelle sere di fine estate…

E se quelle sere di fine estate…

o del ritrovarsi tra nuovi progetti e…

a cura della Redazione

Locandina "Sere di fine estate"

Locandina “Sere di fine estate”

Come abbiamo avuto modo di tenervi informati in questi mesi di isolamento e di silenzio.
Non abbiamo certo fermato i nostri progetti e sono tanti, non potevamo farci trovare impreparati alla ripresa

Da alcuni mesi , seppur con le limitazioni del caso la cultura ha ripreso a circolare e come una buona medicina ha iniziato a curare le nostre solitudini, i suoni e le voci sono tornati a farsi sentire, concerti, rappresentazioni teatrali, cinema all’aperto assai ben frequentati, anche se su prenotazione, hanno dimostrato quanto la cultura sia cibo spirituale indispensabile quanto e più dell’alimentazione del corpo fisico.

E’ stata tanta per noi la gioia per questa rinnovata primavera artistica dopo quel gelido inverno infettato ed infettivo. Speriamo, affinché non si abbia a tornare indietro, che tutti coloro che sono tornati e torneranno anche al chiuso nella prossima stagione invernale a frequentare i luoghi conviviali dello stare assieme, rispettino scrupolosamente le norme sanitarie ed igieniche previste, sarebbe davvero terribile il dover di nuovo chiudere porte e finestre e riportare i corpi nel silenzio delle case e non poter di nuovo guardarci negli occhi.

Per noi sarebbe, ancorché non infettati come l’essere colpiti da più pervicace ed infettivo dei virus, dopo aver di nuovo assaporato la gioia del sentirsi uniti in quel momento magico in cui il pubblico manifesta il desiderio di fondersi con l’attore  per vivere il dramma che rappresenta e ritrovare in forma simbolica, ma profondamente sentita, la realtà perduta dell’unità spirituale originaria.

Prodigio ingenerato dall’emozione comune che sprigiona un’energia unificante i cui segni visibili sono il riso, il pianto, l’ira, la liberazione comune.

Non vogliamo neppure pensare che questo passo a ritroso possa avvenire, per parte nostra faremo di tutto per rispettare e far rispettare quelle norme che sole ci consentono e consentiranno, sino a fine emergenza sanitaria, di continuare il nostro lavoro e coltivare la vicinanza.

Dopo questa lunga introduzione veniamo ai progetti in essere: Continua a leggere …


Saprofiti 2/a parte

Saprofiti 2/a parte

o del comportamento indegno

Autore: Mattia S. Brandani

Il saprofita però alla lunga non regge nella funzione di aggregato o

Il saprofita però alla lunga non regge nella funzione di aggregato o

Avviene che i saprofiti nel loro cammino alla ricerca di realtà da sfruttare incontrino persone di grandi capacità artistiche ecco che in un attimo si rendono conto della propria meschinità ed inadeguatezza, ma la propensione allo sfruttamento è parte del loro essere e devono trovare in men che non si dica il modo di da sfogo alla propria disposizione anche in questa situazione, eccoli allora appiattirsi e assumere un’ aria melliflua fino a prostrarsi è in questo frangente che con astuzia o presunta tale riescono non si sa come a tirar fuori la capacità promozionale e di progetto che hanno dentro e per un attimo si mettono a disposizione fino a riuscire dar vita e collaborare su progetti che spesso sono di ottimo livello, tenendo ovviamente conto che si sono associati a fior fiore di artisti e organizzatori.

Il saprofita però alla lunga non regge nella funzione di aggregato o collaboratore ecco riemergere la sua indole di sfruttatore e poco importa se questo suo ritorno agli antichi difetti  può inficiare dei proficui rapporti e dar vita a ottimi risultati, non può fare a meno di palesare la sua indole.

Ecco che come un commando di guastatori tesse ed ordisce trame, ora per primeggiare ora per trovare soluzioni ad alchimie irrealizzabili.

Tutto questo avviene quando il suo scopo è raggiunto, la visibilità per un progetto e in particolare per le sue performance appoggiandosi sulle spalle del lavoro di altri, ma il più delle volte sull’enorme credito che gli ottimi professionisti con cui collabora in quel determinato momento hanno  a tutti livelli, crediti che il nostro vuole sfruttare al massimo. Continua a leggere …


La mancanza di richiesta di poesia

La mancanza di richiesta di poesia

a cura della Redazione
Emanuele M. Landi - Saverio Mazzoni (foto promozionale di Demetrio Polimeno)

Emanuele M. Landi – Saverio Mazzoni (foto promozionale di Demetrio Polimeno)

 

 

 

 

 

 

“Carmelo dice che non ami il teatro” (conversando con Pier Paolo Pasolini)
azione scenica in quattro quadri di Emanuele M. Landi
intrepreti – progetto scenico e regia: Emanuele M. Landi – Saverio Mazzoni
foto proiezioni – immagini di scena e mostra fotografica correlata: Demetrio Polimeno

Tornerà in scena in due nuove ed originali versioni. In attesa del nuovo debutto che rapprenterà un impatto scenico davvero innovativo e celebrerà, tra tante altre novità il decennale della fondazione del blog in attesa riproponiamo una sorta di sinossi dello spettacolo e una tra le più belle poesie di Pier Paolo Pasolini inserita nello spettacolo

Sinossi:
Un uomo è seduto ad un tavolino di un caffè di Bologna e si ritrova d’improvviso a conversare con Pasolini e, partendo da una presunta affermazione di Carmelo Bene, inizia un dialogo che apre a scenari inusuali. L’uomo esterna dubbi e perplessità sulla sua azione sociale e lentamente lo stimola ad esaminare temi che  molto probabilmente non aveva mai completamente approfondito arrivando così a confrontarsi con la realtà odierna. Il ritmo sempre più incalzante del dialogo conduce lo spettatore all’immedesimazione per poi sentirsi a volte accumunato alle domande od improvvisamente colto di sorpresa dalle risposte, in ogni caso stimolato ed ansioso di conoscere l’epilogo. Continua a leggere …


De rerum naturae

De rerum naturae

narrazione/elaborazione ad uso di scena. Da Tito Lucrezio Caro

a cura della Redazione

De rerum naturae

De rerum naturae

Ancora una volta la classicità come fonte d’ispirazione e ricerca?

Riflettendo sulla decadenza e l’imbarbarimento che permea questo nostro tempo, come teatranti, ci siamo chiesti, se sia possibile risponde con una incessante ricerca elaborando un percorso pedagogico, che recuperi la conoscenza in tutta la sua interezza ed in primis rivolgersi alla classicità come elemento fondamentale per un’autentica e più che mai necessaria, alfabetizzazione, visto il degrado incombente..

L’azione teatrale poi, forse più d’ogni altra formulazione culturale, può assolvere questo compito, innanzitutto perché, rappresentabile e per tanto immediatamente fruibile, fino a consentire momenti, il più delle volte estemporanei, di dialogo condiviso con gli astanti.

La ricerca quindi è anche, per questa ragione stimolata.

Iniziamo con questi versi tale ipotetico percorso teatrale chiedendo ai nostri lettori di riflette a loro volta, anche conseguentemente alla lettura del testo proposto e senza porre alcun termine di  tempo per una eventuale trasposizione scenica. Continua a leggere …


Riflessioni per un teatro nonviolento

Riflessioni per un teatro nonviolento

a cura della Redazione

Braccianti sfruttati nei campi

Braccianti sfruttati nei campi

Stiamo elaborando una scrittura scenica partendo da queste riflessioni ed analisi con il piglio provocatorio che ci contraddistingue e che è parte integrante del Teatro in/Civile.

Il detto caporalato esiste solo perchè i proprietari di fondi e aziende agricole sono i loro mandanti e padroni che li assoldano per fare quell’ignobile lavoro.

Se davvero si volesse, da parte di uno Stato che a buon diritto voglia chiamarsi Democratico l’unica soluzione da adottare per estirpare definitivamente questa ignominia sarebbe quella di requisire tutte le proprietà agricole assumere tutti i lavoratori direttamente da parte dello Stato che ne acquisisce direttamente la gestione in tutte le sue articolazioni con la costante vigilanza del sindacato dell’associazionismo etico e con i lavoratori stessi parte integrante dei consigli di amministrazione e o gestionali.

Dare immediatamente la Cittadinanza a tutti i lavoratori agricoli (quale che sia la loro funzione) e parimenti a tutti, provenienti da qualsiasi luogo della terra, attualmente presenti nel territorio nazionale ed inoltre a tutti coloro che arrivano appena mettono piede sul territorio nazionale.

Abolire anche il solo concetto di lavoratore stagionale ed assumere tutti a tempo indeterminato e pieno, realizzando immediatamente case degne per ospitare detti lavoratori e le loro famiglie, favorendo senza alcun indugio o limitazione il ricongiungimento famigliare di tutti ed in particolare quanti provengono da altri Paesi. Continua a leggere …